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Chiesa di Sant’Antonio Abate

Nel 1566 la parrocchiale di Valmadrera, in occasione della visita pastorale di San Carlo, fu portata dalla chiesa di San Martino alla chiesa di Sant’Antonio, posta in un abitato che si stava sempre più espandendo.

Questa chiesa era sorta, sembra, verso la seconda metà del ‘400 o la prima metà del ‘500, aveva forma rettangolare di braccia 12x32 (metri 7,2x19,2), asse nord-est/sud-ovest, con l’altare maggiore addossato alla parete nord-est e un piccolo altare addossato alla parete laterale destra. L’interno era alquanto rovinato, non vi era né battistero né sacrestia. San Carlo diede delle disposizioni al riguardo. Non vi era il campanile ma solo una campana su due pilastrelli posti su uno dei muri perimetrali, probabilmente quello della facciata, ed emergenti dal tetto All’epoca della seconda visita pastorale, avvenuta nel 1583, l’interno della chiesa e gli altari erano ben sistemati, vi era sia il battistero che la sacrestia.

Si era cominciato a costruire il campanile adiacente, all’esterno, alla parete dell’altare maggiore, la cui realizzazione procedette però molto lentamente e si concluse solo nei primi anni del 1600. E’ il “campaniletto”, che svolse la sua funzione fino al 1932 e che è stato sottoposto ad un’operazione di restauro nel 2019-2020.
Venne creato e recintato il cimitero come richiesto nel 1615 dal Card. Federico Borromeo.

Nel corso del 1600 la chiesa venne ampliata raggiungendo la dimensione di braccia 17x44 (metri 10,2x26,4) e fu arricchita e abbellita con decorazioni, pitture e quadri. L’aumento in lunghezza avvenne verso sud-ovest. Lungo le pareti laterali furono ricavate due cappelle leggermente sporgenti verso l’esterno. Quella della parete destra era dedicata all’Immacolata Concezione e l’altra, posta dirimpetto, era dedicata al Santissimo Crocefisso o alla decollazione di San Giovanni Battista. Sopra la sacrestia, che era posizionata adiacente al campaniletto ed alla parete dell’altare, fu ricavato un Oratorio dove si radunavano i confratelli nei giorni festivi.

Il 24 luglio 1746 la chiesa fu consacrata dal vescovo Casimiro Rossi Reina.
La popolazione del paese era in continua crescita, nel 1775 era più del doppio di quella del 1650, e si cominciò a pensare alla creazione di una chiesa più ampia. Nel 1791 si diede inizio alla sua costruzione su progetto dell’arch. mantovano Clemente Isacci. Esso prevedeva che avesse asse sud-est/nord-ovest, perpendicolare quindi a quello della chiesa esistente, presbiterio posto a sud-est con abside semicircolare distante circa 48 metri dalla parete destra dell’esistente. Prevedeva anche la creazione di un porticato sotto parte del pavimento per collocarvi quei particolari sepolcri che era uso mettere in chiesa. Si lavorò nel 1791 e 1792 a gettare buona parte delle fondazioni che non interessavano l’esistente. Poi, per difficoltà economiche, i lavori dovettero essere interrotti e ripresero solo nel 1812. Non era più previsto il porticato perché dal 1791 era in funzione una parte dell’attuale camposanto e dal 1806 era vigente l’editto napoleonico sulle sepolture. Si incaricò il giovane ingegnere-architetto Giuseppe Bovara della stesura di una perizia di spesa, dei nuovi disegni e della direzione dei lavori. Per contenere i costi si pensava di arrivare con la costruzione fino alla chiesa esistente, che sarebbe stata temporaneamente lasciata. Il tempio avrebbe avuto così una pianta a croce greca con aggiunto il presbiterio, di larghezza inferiore, con sacrestia adiacente alla sua parete destra, e con aggiunta una piccola appendice, dalla parte opposta, fino alla parete della chiesa esistente. Nel corso dei lavori si affiancò al Bovara, nel 1815, l’esimio architetto Simone Cantoni il quale diede consigli per la realizzazione strutturale dell’opera, per i cornicioni e per le travature di sostegno del tetto; in precedenza era stato consultato anche l’ing Gilardoni che aveva suggerito di sostituire i piloni centrali con delle colonne.

Nel 1817, su proposta del nuovo parroco don Ferdinando Erba, si decise di completare la costruzione aggiungendo alla croce greca un tratto di navata di circa 12 metri e di demolire la chiesa esistente. La parte aggiunta non aveva la volta, che venne realizzata nel 1832, ma solo il tetto in coppi. Dal 1818, anno della morte del Cantoni, la progettazione della facciata e quella architettonica di completamento e abbellimento degli interni, che durò ancora per parecchi anni, passò interamente al Bovara. In quell’anno era morto anche Bartolomeo Sambrunico, che tanto aveva fatto perché la chiesa fosse realizzata.
La chiesa fu benedetta dal prevosto di Oggiono, Staurenghi, il 13 luglio 1823. Fu consacrata dal cardinale Carlo Gaetano Gaisruk, arcivescovo di Milano, il 26 ottobre 1834.

La chiesa risultava, e salvo qualche aggiunta risulta, così strutturata. Aveva un quadrato centrale sui cui fianchi erano ricavate due cappelle leggermente sporgenti verso l’esterno; sulla destra quella dell’Immacolata Concezione, sulla sinistra quella del Crocefisso. A monte vi era il presbiterio a volta con abside semicircolare, a valle la navata aggiunta terminante con la facciata e all’interno quattro colonne, poste ai vertici di un quadrato, che delimitavano la navata e sostenevano le parti di cornicione aggettanti dalle pareti. Dai cornicioni, in corrispondenza delle colonne, si alzavano quattro grandi archi che sostenevano la grande cupola posta al centro del quadrato e introducevano alle coperture a volta delle estremità del transetto, del presbiterio e della navata. L’accesso avveniva dal portone della facciata e da due porte laterali, più piccole, praticate sulla parete del quadrato centrale sporgente dalla navata. La facciata, di gusto neo classico, era suddivisa in due parti da una cornice marcapiano, quella inferiore con quattro lesene e quella superiore con una finestra e timpano triangolare.

Nel 1908 vennero aggiunte le due cappelle laterali, della Madonna di Lourdes a sinistra e del Sacro Cuore a destra. La facciata venne allargata, le lesene diventarono sei, vennero aggiunte due porte laterali per l’accesso alle cappelle e quelle esistenti divennero le porte di comunicazione fra le cappelle e la chiesa.
Tra il 1926 ed il 1932 venne edificato il campanile, ubicato sopra parte della sacrestia.

Negli anni ‘90 davanti all’entrata fu realizzato uno scivolo per il superamento delle barriere architettoniche. Nel periodo 1963-1966 la chiesa e, nel secondo decennio del 2000, sia la chiesa che il campanile sono stati sottoposti a lavori di consolidamento e di restauro conservativo.
Sono presenti diverse opere d’arte. Le statue del Redentore e di Sant’Antonio di Benedetto Cacciatori. Il grande affresco della cupola di Luigi Sabatelli, rappresentante una scena dell’Apocalisse e, dello stesso artista, le virtù cardinali dipinte sui quattro pinnacoli. Due grandi affreschi di Raffaele Casnedi posti sulle pareti laterali del presbiterio. Il quadro della Crocifissione di Mosè Bianchi, il quadro dell’Assunta di Giuseppe Bertini, il quadro della crocifissione di Giovanni Paolo Lomazzo. Di notevole interesse anche i due pulpiti, l’altare disegnato dal Bovara con il tempietto aggiunto successivamente e i due angeli di Pompeo Marchesi posti ai lati del tempietto.

Fonti:
- Archivio parrocchiale di Valmadrera
- Valmadrera note storiche e immagini (Ed. 1977) di Brusadelloro (Gino Brusadelli e Achille Dell’Oro)
- La mia Valmadrera da borgo a città (Ed. 2004) di G. Brusadelli, A. Dell’Oro, B. Canali, V. Dell’Oro
- San Martino (Ed 1996) di Giovanna Virgilio