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Chiesa di San Dionigi

Frazione di san Dionigi

La Chiesa di San Dionigi, situata nella frazione omonima del comune di Valmadrera in località “La rocca di Parè”, ha origini molto antiche. Essa venne infatti citata nell’elenco delle chiese esistenti stilato da Goffredo da Bussero alla fine del 1200. “In plebe de Garlate loco Vale Magrera est ecclesia sancti Dionixii”. Poche le notizie del periodo precedente la visita di San Carlo del 1566. Un dono nel 1496 del prete Gaspare De Corneno che in un atto del 1486 risultava essere cappellano presso la chiesa di San Martino, e l’acquisto della chiesa nel 1510 da parte dei nobili Mandelli che vi istituirono una perpetua cappellania di giuspatronato. Probabilmente a quel periodo risalgono gli affreschi i cui resti sono emersi nel restauro degli anni ’80 del secolo scorso. Il 9 ottobre 1566 San Carlo nel corso del viaggio di trasferimento da Malgrate a Valmadrera la visitò. Nell’occasione interrogò i due massari residenti i quali elencarono tutti i terreni di cui la chiesa era dotata.

Cappellano era il prete Battista de’ Moliatiis, che celebrava raramente se non quando erano presenti i proprietari. Notizie relative alla struttura della chiesa le conosciamo dalle relazioni delle visite pastorali e di quelle dei vari visitatori delegati. Nel 1569 risultava dotata di una sola navata con abside semicircolare coperta da volta. Nel 1583, anno della seconda visita pastorale di San Carlo, risultava avere due altari: il maggiore era sotto una volta dipinta, era poco adornato e piccolo ma vi si celebrava, l’altro, addossato alla parete, era piccolo e disadorno e non vi si celebrava. Era soffittata per metà, le pareti erano grezze, il pavimento era incompleto e frantumato, erano stati però demoliti i sepolcri e i depositi dei morti che sporgevano al di sopra come aveva ordinato San Carlo nella sua prima visita. Aveva una piccola campana portata da un pilastrello emergente dal tetto. Il cappellano era ancora Battista de Moliatiis.

In un disegno di fine ‘500 è rappresentata la pianta della chiesa, ad unica navata, con l’abside semi-circolare di dimensioni ridotte in larghezza rispetto all’aula. All’esterno, sulla sinistra, è segnato il cimitero, sulla destra un orto. È segnata anche una piccola casa, adiacente alla parete destra, indicata come “domus dirupta”. Non c’è ancora la sacrestia che verrà aggiunta verso il 1663. In calce vi è l’annotazione: non è soffittata la parte anteriore.

Nel 1615, in occasione della visita pastorale del cardinal Federico Borromeo venne ordinato che: fossero riparati sia il tetto che il pavimento, venisse allargata la finestra esistente e ne fossero aperte altre due, fossero imbiancate le pareti, venisse collocato il vaso dell’acqua lustrale all’ingresso, venisse recintato in ogni parte il cimitero con una cancellata di legno affinchè le bestie non vi potessero entrare.

Dalla relazione della visita del card. Federico Visconti del 1685 risulta che la chiesa misurava 27 braccia in lunghezza e 9 in larghezza: 16x5,4 metri. Da quella del cardinal Erba Odescalchi del 1722 risulta che il vecchio altare era stato sostituito da un altare marmoreo ben decorato e in quella del cardinal Pozzobonelli del 1746 si elogiava sia l’altare in marmo che la balaustra in marmo di recente fattura e si prescriveva di ricercare un pittore che restaurasse l’icona dell’altare che appariva in cattivo stato di conservazione. Altri lavori di manutenzione furono svolti nel 1772.

La proprietà della chiesa, che nel corso del 1700 era passata all’ordine dei Fatebenefratelli che avevano ereditato tutti i beni che i Mandelli possedevano in Valmadrera, successivamente passò alla parrocchia di Valmadrera.

Negli anni ’80 del secolo scorso fu fatto l’ultimo restauro che ha conferito alla chiesa l’aspetto attuale. Sono stati evidenziati porzioni degli antichi affreschi: uno sulla parete laterale di sinistra, spostato verso il presbiterio, e l’altro su quella di destra, più vicino all’entrata, raffigurante la Madonna in trono col Bambino attribuibile a Tommaso Malacrida. La tela sopra l’altare raffigurante la Madonna con San Dionigi è stata sottoposta a restauro all’inizio dell’anno 2000.

Fonti:
- Archivio parrocchiale di Valmadrera
- La mia Valmadrera da borgo a città (Ed. 2004) di G. Brusadelli, A. Dell’Oro, B. Canali, V. Dell’Oro
- San Martino (Ed 1996) di Giovanna Virgilio