Chiesa di Sant'Isidoro
Sasso di Preguda
La chiesetta di sant’Isidoro, la più piccola tra le chiese della Parrocchia di Valmadrera, si trova a 647 metri s.l.m., sulle pendici del monte Moregallo, in località Sasso di Preguda, sopra l’abitato del rione di Parè di Valmadrera.
Fin dagli inizi del 1800 era tanto viva e diffusa la devozione a Sant’Isidoro agricoltore, protettore dei contadini, dei raccolti e del bestiame che gli agricoltori di Valmadrera scelsero il Sasso di Preguda, masso erratico di serizzo-ghiandone reso famoso dall’Abate geologo Antonio Stoppani, per collocare una statua del santo in una nicchia scavata nel masso stesso. In quel tempo erano diventate frequenti le processioni che dal paese salivano fino al Sasso di Preguda, per chiedere favori a sant’Isidoro per un buon raccolto e la salute del bestiame.
Verso la fine del 1800, anche Valmadrera fu afflitta da una forte carestia e dall’epidemia di afta epizootica che flagellò il bestiame del Nord Italia. Nel 1895, alla fine di questo triste periodo storico, per volere dell’allora Parroco di Valmadrera Don Giuseppe Valera, iniziarono i lavori per la costruzione della chiesa al Sasso di Preguda da dedicare a sant’Isidoro tenendo come abside la parete del masso con la nicchia dove tuttora si trova la statua del santo. La chiesetta fu consacrata nel Maggio del 1899 e alla sua edificazione parteciparono volenterosi contadini che incisero il loro nome su una trave del tetto: sig. Bonacina, sig. Rusconi (Birola), sig. Rusconi (Tugnet), sig. Rusconi (Bruc), sig. Rusconi (Scalin), sig. Vassena (Gerion). Questa trave venne poi sostituita in seguito ad interventi di manutenzione.
Dopo quasi un secolo dalla costruzione della chiesa occorreva un intervento di manutenzione e un ripristino delle parti murarie. Riccardo Villa raccolse la disponibilità di alcuni amici generosi e competenti che iniziarono a prendersi cura di questa chiesa. Con il consenso del parroco don Silvano Motta all’inizio degli anni '80 del secolo scorso, diedero inizio ai lavori di rifacimento del tetto, degli infissi, del pavimento e degli intonaci. Fu un lavoro molto arduo e impegnativo soprattutto per la mancanza di una strada di collegamento. I nomi dei volontari che parteciparono ai lavori sono conservati all’interno di una cassetta che è stata posta sotto il pavimento della chiesa.
Terminati i lavori di manutenzione nacque l'idea di realizzare un locale nelle vicinanze della chiesa da poter utilizzare come punto di accoglienza e di riparo in caso di intemperie. Quindi, nel 2002 in occasione dell’istituzione dell’ Anno Internazionale della Montagna, anche questo progetto si concretizzò grazie al lavoro e al generoso impegno di alcuni volontari mobilitati da Riccardo Villa.
Da allora si è costituito un gruppo di volontari che svolge opere di pulizia e manutenzione degli immobili e dell’ambiente circostante. Questo gruppo si occupa inoltre di organizzare la tradizionale festa di sant’Isidoro (maggio/giugno), di animare la Giornata del Ringraziamento del mondo agricolo (novembre) e si impegna ad accogliere escursionisti e gitanti con l’apertura della chiesetta nelle prime tre domeniche di ogni mese, da marzo a novembre.
La presenza dei volontari si protrae fino all’ultima domenica di novembre per la tradizionale salita al Sasso di Preguda della comunità di Malgrate, che rinnova una tradizione mariana che risale al 1954.
L'interno della chiesetta è semplicissimo e raccolto: l'abside è la parete del Sasso in cui è stata ricavata una nicchia che accoglie la statua di Sant'Isidoro. Sempre sulla parete del Sasso è stato fissato un tabernacolo al cui interno è conservata una reliquia di sant’Isidoro che è stata donata dai nostri concittadini, fra Mario Rusconi e fra Claudio canali, eremiti presso l’Eremo della Madonna del Soccorso di Minucciano in provincia di Lucca. Ai lati dell’altare si trovano due manoscritti che descrivono le impegnative opere realizzate dai volontari di sant’Isidoro e sulle pareti sono appesi un bassorilievo in legno raffigurante la Madonna con bambino, un ex voto e una targa in ardesia a ricordo del quinto anniversario della morte di Riccardo Villa.